Home

Problematiche psicologiche dei bambini di Chernobyl in Italia

E-mail Stampa PDF

Paola Felicetti - Psicologa

Parlare di tempo nei soggetti in età evolutiva è impreciso nel senso che il bambino, a differenza dell'adulto, va strutturando la sua personalità e vive fasi progressive e regressive, che sono stadi propri dello sviluppo la cui meta è quella di divenire un individuo adulto.


La mancanza di un ambiente idoneo porta ad un mancato sviluppo armonico, ad un blocco delle sue potenzialità.
E' necessario quindi provvedere alle condizioni ambientali adatte all'età del bambino, perchè ciascuno a suo modo possa diventare una persona capace, possa avere il proprio posto nella comunità, senza perdere la prorpia individualità. Cerchiamo di occuparci dei bambini in modo che non cadano nelle "estremità" di due categorie: coloro che sono psicologicamente orientati in senso comunitario, ma la cui vita privata non è soddisfacente perchè non possiedono il senso dell'individualità, o coloro che conseguono le proprie soddisfazioni personalemediante l'ignoranza dei propri rapporti con la società. Qualcuno èmancato loro, o qualcosa non ha funzionato nell'ambiente (l'art.0 della costituzione riconosce che è dovere diritto del genitore mantenere, istruire ed educare i figli).
Nei primi anni di vita del bambino ha necessità di un attivo adattamento ai suoibisogni, ciò dato da una persona devota che si occupa interamente di lui. In parole povere si può generalizzare che uno dei bisogni fondamentali dei bambini è la sicurezza. ma cos'è la sicurezza?
Se un genitorr è troppo premurosopuò causare angoscia, così come quelli su cuinon si può fare affidamento rendono i figli smarriti ed impauriti.

L'idea di sicurezza è un bene, ma portata all'estremo potrebbe sembrare che il posto ideale è la prigione.

Sano sviluppo è quando c'è un uso corretto della libertà, quando il bambino ha fiducia in qualcosa Ma come nasce questa sicurezza? La madre è interamente per lui e il bambino che ha conosciuto la sicurezzacomincia a portarsiaddosso la certezza che non sarà abbandonato. Il senso di sicurezza porta all'autocontrollo e, quando questa è diventata realtà, la sicurezza imposta dal di fuori diventa un insulto.
La famiglia è una "sicurezza" istituzionalizzata; la base di uno stato è la stabilità.

Le caratteristiche principali della famiglia (secondo Winnicot) sono quelle di
- contribuire alla maturità emotiva dell'individuo;
- dare continua opportunità di usufruire di un alto grado di dipendenza;
- dare la possibilità di staccarsi dai genitori verso altri componenti della famiglia, e da questo gruppo sociale verso un altro nucleo.
L'esperienza familiare è di grande importanza nel modellare la personalità del bambino. Le esperienze vengono ripetute ed è proprio questo aspetto ripetitivo che le rende importanti e che danno un colore emotivo.
Scevri da preconcetti, comunque dobbiamo dire che non è la famiglia in quanto tale che favorisce la crescita, ma il tipo di rapporti che la famiglia può favorire: non ci dimentichiamo le tensioni e le violenze che si possono sviluppare nelle famiglie. Inteso così il diritto di famiglia diventa un modo di affrontare le difficoltà sofferte dal minore.
Il bambino quindi ha bisogno di sicurezza, di essere compreso, conosciuto e rispettato. Egli ha una sua storia; il "minore" può vivere o essere vissuto in un istituto, quindi una situazione di precarietà affettiva.
Importante quindi nelle situazioni delle associazioni di volonariato è l'incontro tra le famiglie, superando talvolta personalismi e diversità.
Cosa succede ad una famiglia che decide/desidera di ospitare un bambino?  e il bambino come affronta la scelta, il viaggio, la fatica, l'incognito? Quale significato assumono le persone che si prendono cura di lui? Come evitare confronti? Meglio un rapporto personalizzato o una distanza affettiva?
Perchè una famiglia vuole ospitare un bambino?
Forse per rispondere ad un impegno civile o religioso, per dare affetto, avere uno scopo, fare qualcosa per chi ha bisogno...
A questo punto potremmo anche chiederci a cosa servono i bambini, sia figli naturali che ospiti; qualcuno potrebbe rispondere: "per l'esigenza di avere qualcuno da amare, aiutare, da comandare".
Solo quando "usiamo" una persona per i nostri fini, per qualcosa che ci fa piacere o comodo, senza preoccuparci della risonanza che il nostro atto ha in essa, senza chiederci se essa ne ricava qualcosa per se stessa, trattiamo quella persona come un oggetto. Basta mettersi al posto dell'altro per vedere se a noi potrebbe procurare piacere.
Qual'è la funzione quindi della famiglia che ospita? Una possibile è creare un rapporto con il bambino. Questo rapporto è cura parentale, cioè "generare amore", promuovere speranza, contenere dolore, pensare".
Sopportare l'aggressività, l'intrusività o l'aridità, l'infedeltà del bambino, significa anche sopportare la propria sofferenza suscitata da tutto questo e superare le proprie difficoltà insieme a quelle del bambino, facendosi carico dei suoi problemi e della sua diversità.
Farsi carico vuol dire anche aspettarsi delle gratificazioni sul piano affettivo e sociale. La famiglia attende l'ospite: fantastica su di lui; quando il bambino arriva, può corrispondere o meno alle aspettative; piano piano viene integrato nel sistema familiare, con la consapevolezza di non essere suoi genitori e di non dover porporre un confronto.
Le modificazioni del comportamento del bambino sono da considerare come iniziali compiacenze adattive che permettono un controllo dell'ansia, per manifestare solo in un secondo momento le vere emozioni, le paure: da una prima fase idilliaca si passa ad un voler essere capriccioso e provocante: spesso è la sicurezza che si da al bambino che gli permetterà di non avere paura e di presentarsi con tutto il suo bagaglio di emozioni. E' facile dire di sì al bambino: un rifiuto crea conseguenze.
E' possibile che il bambino provi paura, rabbia, angoscia: bisogna saper aspettare, senza sollecitare, senza commiserare. Si deve essere consapevoli, ricordare chi siamo anche se il bambino appena arriva inquadra la situazione e cerca di dare regole chiamando gli ospiti italiani "mamma" e "papà".
Nel caso in cui l'aspettativa "fantasticata" della famiglia sul bambino sia disillusa, inizia il ciclo di adattamento:

1. crisi: - cosa ho fatto di male/meno male che è solo per pochi mesi -
2. adattamento: - accettazione passiva/attiva -
3. pianificazione: - cosa fare per lui -
4. attivismo: - cosa fare per tutti -
La temporaneità del rapporto è forse una delle cose più difficile a sopportare sia da parte dell'ospite che della famiglia colontariamente ospitante: capire, accogliere sentimenti contrastanti e difficili, propri del bambino, per un periodo di tempo se pur limitato ha una scadenza precisa e uno scopo preciso: salute fisico/psichica dell'ospite e lavorare nel rapporto con il rapporto perchè questo non sia più indispensabile al bambino.
Ma cosa dunque riceve il bambino dalle interazioni familiari?
- la soddisfazione di ciò che è stato definito "il desiderio di risposta intima": ogni essere umano ha bisogno di essere desiderato, capito,   apprezzato, amato;
- la famiglia pone le basi per lo sviluppo;
- l'utilizzazione delle sue doti;
- il desiderio di approvazione;
- le prime lezioni di vita;
- un adattamento agli altri, un'introduzione allo studio del comportamento umano.
La famiglia come laboratorio di psicologia:
- determina atteggiamento individuale;
- fornisce modelli per i diversi rapporti con il futuro;
- diventa strumento per relazioni extrafamiliari;
- crea abitudini.
Se il bambino cambiasse famiglia arbitrariamente, senza una sua decisione o comprensione, di anno in anno, visto che già molto piccolo impara i nostri punti deboli, potrebbe mettere in atto uno scaltro gioco di dare e avere e diventa "posatore", astuto calcolatore, anche imbroglione, assume un "atteggiamento mercantile" (E. Fromm). Impara ad orientare il proprio comportamento ai fini della conquista. Ma che tipi di adulti potranno diventare i bambini cresciuti in quel modo? Quale cose non faranno per soddisfare la loro bramosia di consenso e ammirazione da parte degli altri?
La stabilità permette intimità, permette di dare un significato alle situazioni, permette quel tanto di sicurezza, curiosità, energia, che rende desiderosi di mettere alla prova le proprie forse e capacità nel mondo. Quando tutto ciò non gli è permesso, emerge la sua infelicità.
Questo discorso consente di allacciarsi alla condizione di abuso minorile. Ogni atto o inazione da parte di individui, istituzioni o società, e le condizioni che ne conseguono in quanto deprivano i bambini di uguali diritti sociali, economici e politici, interferiscono con il loro sviluppo ottimale.
"I bambini hanno bisogno di essere tirati su in un ambiente intimo e familiare. Hanno bisogno di anore, di stabilità, di attenzione coerente e non equivoca, di rapporti durevoli con persone che abbiano un vivo interesse per loro... e stiano vicino con calore, allegria e pazienza." (Elisabeth Janeway)